Parliamo di me
Più di quarant’anni tra progettazione tecnica e lettura degli spazi.
Sono geometra e per dieci anni ho avuto un mio studio professionale. Ho frequentato il corso di Laurea in Architettura allo IUAV di Venezia, completandone gli esami, e successivamente mi sono specializzato nella progettazione bioclimatica avanzata con CasaClima.
Per venticinque anni ho redatto progetti esecutivi e documenti tecnici per un’importante struttura di edilizia sociale pubblica.
È stata un’esperienza lunga, concreta, fatta di progetti, verifiche, problemi da risolvere e soprattutto di spazi che, una volta realizzati, dovevano essere utilizzati dalle persone.
Con il tempo mi sono reso conto che un progetto può essere corretto dal punto di vista tecnico e, nonostante questo, non funzionare come ci si aspettava.
Questa constatazione ha cambiato progressivamente il mio modo di guardare gli spazi.
Un percorso che si è allargato nel tempo.
Alla formazione tecnica ho affiancato lo studio del rapporto tra ambiente, persone e attività, approfondendo anche discipline orientali dedicate alla relazione tra persone e luoghi.
Può sembrare un percorso distante dalla formazione con cui ero partito. Per me non lo è stato.
Mi ha portato a osservare aspetti che nella progettazione tradizionale avevo considerato meno e, soprattutto, a chiedermi cosa succede realmente quando le persone iniziano a vivere o a lavorare in uno spazio.
Negli anni ho visto progetti complicarsi per problemi considerati troppo tardi. Ho visto interventi importanti partire da una lettura incompleta della situazione. Ma ho visto anche casi nei quali è bastato fermarsi prima, osservare meglio e cambiare una decisione quando era ancora possibile farlo.
Da queste esperienze è nato il modo in cui lavoro oggi.
CB2m Signature
Dal 2000 ho iniziato a organizzare e verificare sul campo un mio percorso di analisi, che nel tempo si è evoluto fino a diventare quello che oggi chiamo CB2m Signature.
È un metodo nato dall’esperienza e affinato attraverso oltre 80 casi.
Il principio da cui parto è semplice: prima di pensare a una soluzione, cerco di capire dove nasce realmente il problema.
Può trovarsi già nella scelta del terreno o nel modo in cui un edificio viene pensato e collocato, oppure emergere nella distribuzione degli spazi, nei percorsi, nelle funzioni e nel modo in cui le persone li utilizzano.
Per questo non parto mai dall’idea che si debba necessariamente intervenire.
A volte l’analisi conferma la necessità di una modifica. Altre volte porta a cambiare strada. E ci sono casi nei quali la conclusione è che non serve fare nulla.
Anche evitare un intervento inutile, per me, è un risultato.
Il valore non è trovare il difetto. È trovarlo quando si può ancora intervenire.
Un incontro raccontato anche in un libro
Nel 2025 Alessandro Stani ha raccontato una parte del mio percorso professionale nel libro Messaggi dal cielo. Voci e insegnamenti dall’Oltre, pubblicato da Mondadori.
Ci eravamo conosciuti diversi anni prima e nel libro racconta quell’incontro e il lavoro sugli ambienti che aveva avuto modo di conoscere direttamente.
Mi presenta così:
«Claudio Braida, progettista e formatore»
È il racconto di Alessandro, fatto dal suo punto di vista, e riguarda una fase precisa del mio percorso. Ho voluto riportarlo qui proprio per questo: fa parte della strada che mi ha portato al lavoro che svolgo oggi.
Alessandro Stani, Messaggi dal cielo. Voci e insegnamenti dall’Oltre, Mondadori, 2025, p. 197.
Oggi
Oggi mi occupo soprattutto di situazioni nelle quali c’è uno spazio o area da valutare e una decisione da prendere.
Posso intervenire prima di una firma, quando un’attività non funziona come dovrebbe, quando si sta valutando una nuova sede oppure quando c’è un problema che continua a presentarsi e non è ancora chiaro da dove nasca.
Non sostituisco architetti, progettisti o altri tecnici. Quando il caso richiede il loro intervento, il loro lavoro rimane indispensabile.
Il mio compito viene prima o si affianca al loro: capire qual è il nodo su cui vale realmente la pena intervenire.
